Per il carburante agricolo acquistato nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026
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Partecipazione al “Mercato della Terra” del Festival diffuso dell’Agroalimentare – 18, 19 e 20 settembre 2026.
Aggiornamento autorizzazioni usi di emergenza
Più attenzione all'ovicaprino
Vittorito, 7 - 8 agosto 2026
Circolare n. 1 al Gruppo di lavoro Progettazione
Agosto traina le presenze
Il metodo Chiuchiarelli è un modello di concretezza per il futuro
Per quanto riguarda l’ISPRA, dalle analisi e dalle elaborazioni condotte sui dati a disposizione, la relazione mette in evidenza che i danni causati in Italia dalla fauna selvatica sono in aumento e hanno raggiunto negli ultimi anni cifre significative, che solo per lupo e cinghiale superano i 23 milioni di euro/anno che, per ammissione dello stesso Istituto, costituisce una forte sottostima dei reali impatti.
Il cinghiale è responsabile del maggior danno agricolo, con una stima che supera i 171 milioni di euro nel periodo 2015-2023.
Il lupo, con la sua espansione, impatta sulla zootecnia, dove tra il 2015 e il 2019, sono stati registrati quasi 18.000 eventi di predazione, con la perdita di oltre 43.700 capi soprattutto ovicaprini, ma anche bovini, equini, suini e in alcuni casi specie avicole. L’impatto si concentra in specifiche aree geografiche rendendo spesso la gestione inefficace. I maggiori impatti si verificano su un numero ristretto di aziende (circa 1.300 a livello nazionale) che registrano attacchi frequenti, ripetuti in modo cronico di anno in anno e con perdite numeriche rilevanti.
Il documento segnala anche l’impatto crescente dei cervidi, come cervo, daino e capriolo; benché le perdite economiche siano numericamente inferiori, queste specie colpiscono in modo specifico vigneti, frutteti e vivai forestali, specialmente nelle aree dove le popolazioni sono in espansione verso il fondovalle.
Come già specificato, Ispra sottolinea che si tratta di dati sottostimati rispetto al fenomeno reale, sia a causa della non sempre puntuale trasmissione dei dati, sia perché per diverse specie, come ad esempio la nutria, gli impatti non vengono indennizzati e di conseguenza non vengono nemmeno denunciati dagli agricoltori; un limite strutturale è rappresentato dalla mancanza di un sistema di raccolta omogeneo a livello nazionale, che rende le informazioni trasmesse dalle Regioni e dalle Province autonome estremamente frammentate per contenuti, dettagli e aggiornamento, impedendo di fatto una valutazione critica e una comparazione su scala nazionale.
Si allega inoltre la tabella elaborata dai rappresentanti delle regioni all’interno del CTFVN in cui sono elencati per ogni Regione/provincia autonoma i danni alle colture ( con indicazione di % per specie, chi procede al ristoro dei danni), i danni da predazione, i danni da incidenti stradali.
Complessivamente nel 2024 i danni ammontano a circa: 24 milioni per i danni alle colture, 2,8 milioni per i danni da predazione, 19,5 milioni per i danni da incidenti stradali.
DOCUMENTI
Servono più risorse alle imprese agricole, giovani e innovazione al centro della nuova programmazione
Previsti dei fondi a parziale o totale indennizzo di danni provocati dai cosiddetti eventi catastrofali